mercoledì 18 maggio 2022

I bambini ucraini e la guerra

Riceviamo e pubblichiamo queste note di Daniel Mateo Montalcini da cui emerge la dura realtà che si trovano ad affrontare molti bambini ucraini. Solo alcuni infatti riescono a salvarsi dai crimini dei soldati russi. Tanti altri sono già vittime della guerra, altri ancora rimangono sospesi. Si legge tutto il rammarico e il coinvolgimento anche personale dell'autore nella vicenda. Ecco perché fermarsi a leggere e a riflettere sul fatto se questo abominio poteva in qualche modo essere evitato.

L'editing del pezzo è a cura di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


VITTIME INNOCENTI 

Bimbi ucraini nella morsa di un dramma più grande di loro

 

Il contesto attuale della guerra ci costringe ad assistere al fenomeno di bambini ucraini costretti a fuggire dalle loro case e dalle loro vite, dirigendosi verso destinazioni ignote, con le loro madri. I padri invece sono costretti a rimanere sul fronte di guerra, se di età compresa tra i 18 ed i 60 anni.        

Le fonti ufficiali di Kiev riportano che già 2400 bambini sono stati presi illegalmente e portati in Russia, in Siberia. La frequenza dei bambini sequestrati si stima attorno alla media di un piccolo profugo all'ora. Si ritiene inoltre che siano 500 gli altri bambini identificati che invece sono riusciti a superare le frontiere per ritrovare parenti ospitati negli altri Paesi dell’Europa dell’Est; molti altri sono stati portati in Occidente, dove già si sono stabiliti molti altri parenti.                              

Altri bambini, che non hanno raggiunto i loro parenti, sono stati accolti in Europa e nel resto del mondo, dove possono riprendere una vita normale, essere inseriti a scuola, socializzare con i loro coetanei locali, oltre che essere aiutati nell’inserimento da parte delle istituzioni, nelle scuole che devono da subito integrarli evitando in ogni modo forme di esclusione. È necessario che le famiglie o chi li rappresenta gli stiano a fianco per un  graduale ritorno, per quanto possibile, alla normalità.

Altri bambini ancora, invece, sono rimasti sul fronte di battaglia: bambini sotto le bombe che non sanno se ci sia un domani per loro o quale futuro gli si potrebbe presentare, bambini rinchiusi nei bunker, costretti a vivere una vita non loro, traumatizzati, mutilati; molti già morti. Bambini che chiudendo gli occhi si immaginano che quanto accade possa non esistere e che però, al minimo movimento causato dalle esplosioni e dalle bombe sobbalzano, ritornano ad un livello di realtà a cui non vogliono credere, ma che involontariamente subiscono ed al quale assistono.

Questi bambini che non piangono ma neppure parlano più, sono sospesi in un limbo. Sono schiacciati in un mondo di nessuno, né di morti e né di vivi. I bambini sospesi sono soli, sbalzati in mezzo ad una guerra, perduti senza destinazione, separati dalle famiglie o rapiti. Il loro è un domani incerto, appeso ad un filo davvero molto sottile.


Daniel Mateo Montalcini - a cura di Massimiliano Nespola

martedì 17 maggio 2022

In cattive acque

Vi presentiamo il punto di oggi di Daniel Mateo Montalcini: l'autore passa in rassegna la delicata questione relativa agli equilibri nel Mar Mediterraneo, teatro di attività strategiche e di spionaggio da parte delle navi russe.

Editing di Massimiliano Nespola.

Buona lettura 


IN CATTIVE ACQUE

Nel corso delle scorse settimane, si sono viste navi russe sulle sponde calabresi. Recentemente, è stata avviata una nave spia russa nel canale di Sicilia. La nave Vasily Tatishchev, chiamata con il nome in codice di Meridian, ha iniziato la sua navigazione nel Mediterraneo già un mese prima dell’invasione dell’Ucraina, il 20 gennaio. A partire da quel giorno, la nave spia ha avviato un programma di osservazione del Tirreno.         

A bordo di essa sono presenti due cannoni a canne rotanti, oltre che due lanciatori per missili contraerei. Misura 95 metri in lunghezza e pesa 3.500 tonnellate; è stata varata nel 1989 e può trasportare 136 passeggeri. Costoro non sono semplici marinai, bensì specialisti dei servizi segreti. La loro funzione è quella di captare ed analizzare le trasmissioni dei radar e dei sistemi radio avversari, col fine di decifrare le loro frequenze e capacità.

Le antenne di cui dispongono per captare le onde radio sono chiuse in grandi bolle bianche, per far sì che siano invisibili. Nell’inconsapevolezza di molti, il Mediterraneo assume così il ruolo di spartiacque tra la Russia e la NATO. Le navi russe avvistate nelle scorse settimane sono state viste dirigersi verso l’Italia, ove sono disposte la nave italiana Cavour e la francese De Gaulle, per poi avvistare persino l’americana Truman.                     

Le manovre russe verso il Mare Nostrum, un mese prima dell’invasione dell’Ucraina, sono portate avanti secondo una tattica di pressione nei confronti della NATO. La predetta nave spia russa non è l’unica della flotta in azione a largo della nostra isola meridionale. L’Ustinov, incrociatore gemello dell’abbattuto Moskva, pare sia stato avvistato non a largo dell’isola di Creta una settimana fa, affiancato dalla fregata Kasatonov e dal caccia Trubuts, sua scorta.                       

L’altra fregata presente invece, il Grigorovich, dovrebbe navigare sull’Egeo, strategicamente posizionata per controllare il Bosforo, passaggio fondamentale per il Mar Nero. I due sottomarini d’attacco, Kilo, pare che siano dislocati in Siria. Infine un terzo sottomarino nucleare, del quale però sono state perse le tracce dopo che lo si è avvistato circa un mese fa, potrebbe attualmente sostare nel Mediterraneo.

 

Daniel Mateo Montalcini – a cura di Massimiliano Nespola


lunedì 16 maggio 2022

I generali ingannano Putin

Gli spunti odierni di Daniel Mateo Montalcini pongono l'attenzione sulle indiscrezioni dell'ex primo ministro russo Michail Michajlovič Kas'janov in merito alla verità sul conflitto in Ucraina: lo stesso Putin sarebbe stato ingannato sulla reale portata del suo esercito e sarebbe attualmente preda di giochi di potere dei generali russi.

Editing di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


LE INDISCREZIONI DI KASYANOV

Una volta comprovato che l’attacco lampo sull’Ucraina si è risolto in un completo fallimento da parte di Putin, lo zar ora deve fronteggiare ben altri problemi interni. Michail Michajlovič Kas'janov, l’ex Primo Ministro russo dal 2000-2004, ai tempi licenziato, che aveva poi fondato un suo partito per candidarsi alla presidenza nel 2008, vive ora in esilio. Kas'janov ha dichiarato che questo lungometraggio del conflitto andrà a scapito della Russia.

Secondo indiscrezioni riportate da un giornale tedesco, l’ex Primo Ministro russo sostiene che Putin sarebbe stato ingannato dai suoi generali sullo stato della guerra. Inoltre, secondo fonti riportate da Deutsche Welle, l’ex Premier afferma che la cerchia dei più fedeli a Putin gli starebbero nascondendo informazioni rilevanti o che costoro gli abbiano persino fornito informazioni incomplete sulla guerra.

A questo riguardo, Kas'janov è certo che Putin sia tenuto in ostaggio dai suoi stessi generali, che illudono l’opinione pubblica in merito alla rilevanza di Putin, quando in realtà lo zar sarebbe ormai decaduto al rango di semplice portavoce dei generali che tengono nascoste le strategie di guerra. Putin è stato ingannato, facendogli credere di poter controllare un esercito più forte di quello realmente esistente e che la guerra si sarebbe risolta in brevissimo tempo.


Daniel Mateo Montalcini - a cura di Massimiliano Nespola

venerdì 13 maggio 2022

Fotografie (mosse) di un autocrate

Riceviamo e pubblichiamo alcune note di Daniel Mateo Montalcini sulla figura del leader russo Vladimir Putin, all'indomani dei festeggiamenti del 9 maggio. Destano preoccupazione le sue condizioni di salute, su cui trapela solo però qualche indiscrezione, inoltre rimane in larga parte ignota la sua strategia di prosecuzione del progetto di invasione dell'Ucraina, ad oggi fortemente scoraggiata dalle perdite subite. Anche la reputazione di Putin e della Russia traballano; sullo sfondo, si intravedono dei tentativi anch'essi molto incerti di dialogo con il presidente russo da parte del presidente francese Emmanuel Macron.

Editing a cura di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


IL SORRISO DI PUTIN

Dalle immagini riportate il 9 Maggio, giornata di ricordo russo per la liberazione e la sconfitta dei nazisti, ricorrenza usata in questo frangente come slogan politico per mettere in mostra una apparente forza bellica dispiegata nel conflitto russo-ucraino, si è visto un Presidente teso. Ciò a causa delle circostanze avverse del conflitto e – si ritiene – del suo stato di salute. Il Presidente russo ha scagliato tutte le colpe della guerra contro l’Occidente, accusando il Vecchio Continente di non sapere o voler ascoltare le richieste e bisogni russi, senza mai pronunciate il termine guerra.                                          

Sulle condizioni di salute dello zar, continuano a susseguirsi indiscrezioni secondo cui vi è la possibilità che sia ammalato di Parkinson, o affetto da un tumore e da forme di demenza. Contrariamente all’immagine forte di sé che ha sempre cercato di mostrare, in occasione della ricorrenza del 9 maggio si è presentato – lui solo – indossando una coperta sulle gambe. Oltretutto ha indossato un giubbotto ben imbottito, chiuso, abbondante e spesso, per ripararsi dal vento. Questo suo abbigliamento ha generato preoccupazioni sul suo reale stato di salute e sulla sua solidità nel tenere le redini di un Paese così vasto come la Russia. Non sono note le sue autentiche intenzioni sulla prosecuzione del conflitto e sulle sue mire espansionistiche – reali o presunte – per rimettere in piedi uno stato sgretolatosi a seguito della caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989.

 

LA RUSSIA DIPENDE DA PUTIN

È ormai cronaca quotidiana lo stato di salute di Putin, che spesso sembra sul punto di mancare, per poi tornare in prima fila. Gli equilibri della Russia son legati a lui. Quando Putin appare non nel meglio delle sue condizioni, anche la Russia subisce di riflesso un crollo, mentre quando lui appare più tonico, il Paese si riprende.

Il ruolo di Macron quale Presidente francese rieletto ed al momento Presidente di turno della UE è molto rilevante, in quanto risulta il miglior interlocutore in grado di farlo ragionare. Parlando quotidianamente per svariate ore, Macron ora funge persino da psicoterapeuta, o quantomeno questo è ciò che traspare dai media. Quando Macron si sofferma sul tema di non umiliare la Russia, intende ovviamente di non umiliare il popolo. Il Presidente francese è cosciente del fatto che Putin si sente offeso, respinto ed umiliato dall’Occidente.

 

Daniel Mateo Montalcini – a cura di Massimiliano Nespola


mercoledì 11 maggio 2022

L’Unione europea futura: le risposte che ci si attende

Anche la comunicazione pubblica può fornire un apporto consistente, per il futuro

Il 9 maggio 2022 ha rappresentato il momento conclusivo dei lavori della Conferenza sul futuro dell’Europa. In occasione di tale data, associata simbolicamente alla festa dell’Europa, che ricorda ai cittadini europei la Dichiarazione Schuman del 1950, è inevitabile svolgere un’analisi della situazione attuale e farlo anche in prospettiva futura.

In relazione a ciò, il 10 maggio, ieri, si è tenuto on line un interessante evento organizzato dal Movimento Europeo, nel corso del quale, partendo dal discorso del giorno precedente del Presidente francese Emmanuel Macron, si è guardato a tali orizzonti, a ciò che rimane della Conferenza e se si sia effettivamente trattato di un momento di evoluzione positiva del processo di integrazione europeo.

L’Unione europea che emerge da questa analisi vede realizzati alcuni passi in avanti e tuttavia molti punti programmatici restano ancora non realizzati. Ciò che non ci si stanca di ribadire, da più parti, anche ascoltando i molti interventi susseguitisi nel corso dell’evento sopracitato, è il fatto che la struttura istituzionale europea costituisca un completamento rispetto alla dimensione degli Stati nazionali preesistenti e che è nata con l’obiettivo di sopperire ad alcuni limiti insuperabili per gli stessi.

È noto infatti che l’Unione europea nasce dalla consapevolezza di rappresentare, per gli Stati nazionali sorti in epoche storiche pregresse, in un mondo assai differente rispetto a quello attuale, l’unico rimedio possibile alla conflittualità perpetratasi nei secoli. Era necessario, dopo la seconda guerra mondiale, dotarsi di una struttura istituzionale comune, entro cui concertare le decisioni da prendere per camminare insieme verso un futuro di benessere.

In relazione a ciò, l’Unione europea rappresenta un esempio riuscito di cooperazione tra Stati che si regge anche su un forte apporto morale e che si pone quale pilastro per sostenere un’unità che è data dalla necessità di una forte tensione nella direzione della pace quale presupposto di una crescita comune.

Così come, agli inizi del secolo scorso, erano sorti altri istituti quali l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori, quale risposta degli Stati ai nuovi rischi emergenti per via dello svolgimento di attività manuali complesse in ambito industriale, allo stesso modo l’Unione europea è nata per rispondere ad esigenze sociali e politiche comuni a tutti i cittadini degli Stati membri.

Si tratta di un progetto che ha voluto guardare al futuro di un mondo in cui è emerso, con la seconda guerra mondiale, il peso di superpotenze come gli Stati Uniti, la Russia, a cui oggi se ne aggiungono altre, come la Cina, il Brasile, l’India: grandi agglomerati economici e politici con i quali interloquire necessariamente in numerosi settori.

I vari Stati europei hanno la necessità di saper rispondere in maniera unitaria, nello scacchiere internazionale; ciò è noto, non da oggi. Il dilemma attuale è se farlo mettendo mano ai Trattati, da modificare dandosi l’obiettivo di sottoscrivere una vera e propria Costituzione, oppure se riformare l’Unione a trattati invariati.

Si tratta di un argomento divisivo, come è emerso nell’incontro organizzato dal Movimento Europeo, poiché, proprio in relazione a ciò, è stato presentato un “non paper” da parte di 13 Stati membri – Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia – che ritengono non opportuno rimettere mano ai Trattati. Per la precisione, affermano che si tratterebbe di un passo "sconsiderato e prematuro".

A tal proposito, c’è da dire secondo una corrente di pensiero già esiste, non da oggi, una Costituzione europea, data dal fatto che vi sono le sue istituzioni e una sfera di rapporti consolidati interni all'Unione. Posto che tale assunto sia effettivamente corretto, bisognerebbe comprendere se e come sia cambiata, rispetto all’ultima riforma che ha portato tra il 2007 e il 2009 alla ratifica del Trattato di Lisbona, la natura di questi rapporti, in vista (eventualmente) di una riforma dei Trattati.

Ad ogni modo, questo è un passo politico che dovrebbe tener conto della volontà dei cittadini e, in relazione a ciò, preme qui sottolineare un punto: anche grazie anche ai media, bisognerebbe far comprendere ai cittadini europei il fatto che una maggiore integrazione politica europea è una necessità, oggi e per il futuro.

Considerato l’assunto teorico relativo all’esistenza di fatto di una Costituzione europea e accettando il presupposto secondo cui può esistere una Costituzione materiale anche in assenza di Costituzione formale, bisogna comprendere come sia possibile incidere positivamente sulla sfera attuale dei rapporti esistenti nella società europea, al fine di una evoluzione in positivo, verso la dimensione costituente in senso federale.

A questo proposito, si può affermare intanto che la società europea ha bisogno di un nuovo piano di comunicazione: decentrata rispetto a Bruxelles, poiché spesso si è rimarcata l’esistenza di una certa dose di autoreferenzialità della stessa, quando in realtà bisognerebbe uscire dalla bolla in cui “Bruxelles speaks to Bruxelles”. È necessaria una comunicazione capillare che possa funzionare grazie ad una sinergia tra i media degli Stati membri.

Anche se non è un’impresa semplice da realizzare, sono inoltre necessari media europei. In relazione a ciò, ci sono stati dei progressi, negli anni, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Rispetto al passato, con una certa facilità è possibile seguire i lavori istituzionali del Parlamento europeo. Molto è disponibile in merito alle attività del Consiglio e della Commissione, al punto che addentrandosi nei siti istituzionali dell’Unione si avrà la sensazione di perdersi, data l’ampia mole di documenti consultabili.

Ma molto rimane da fare, soprattutto per rendere sempre più chiari e trasparenti i meccanismi di funzionamento dell’Unione europea, che è oggi un cantiere aperto anche dal punto di vista della sua comunicazione pubblica.

 

Massimiliano Nespola

martedì 10 maggio 2022

Immagini da Kiev e Mosca

Nel racconto di questi giorni difficili, in cui ancora non si conoscono le proporzioni del conflitto russo - ucraino e non si intravede una via d'uscita, Daniel Mateo Montalcini si è soffermato su alcuni elementi da porre all'attenzione: il temibile ruolo del giornalista pro Putin, Dimitri Kiselyiov, la trasferta dei leader dello storico gruppo degli U2 a Kiev, la verità - difficilmente riscontrabile - sul reale stato di salute dell'economia russa.

Massimiliano Nespola si è occupato dell'editing.

Buona lettura



COME SMANTELLARE L’ATOMICA

James Bond, agente segreto 007 alla corte della Regina Elisabetta II, è tornato in azione. Ne indossa i panni Dimitri Kiselyiov, noto presentatore televisivo, giornalista e propagandista russo molto a favore di Putin, lanciando però gravi minacce dirette alla Corona britannica. Lo fa tramite l’utilizzo di immagini propagandistiche strumentali, che mostrano la possibilità di annientare il Regno Unito rapidamente. Il giornalista russo in questione minaccia il premier britannico della possibilità di utilizzare droni subacquei che azionerebbero una superbomba atomica, la quale creerebbe uno tsunami radioattivo di 500 metri che sommergerebbe Albione (ossia la Gran Bretagna, chiamata con il suo storico nome).

Il sorriso sornione dell’anchorman televisivo russo è paragonabile a quello del peggior agente segreto britannico piuttosto che a quello del leader del consorzio mediatico Rossiya Segodnia. Queste minacce mediatiche, per esercitare pressione e cercare di tenere in scacco un Paese intero e tutti gli altri paesi che collaborano con l’Ucraina, non sono le prime a verificarsi. Sono strumenti di esaltazione della potenza nucleare russa, utilizzati per nascondere le reali debolezze del Paese invasore e per dar motivo alla NATO e a tutto l’Occidente di indugiare nell’azione, per arginare  il rischio di possibili conseguenze drastiche.

 

CANTARE IN NOME DELLA PACE

Inaspettatamente a Kiev sono arrivati Bono Vox, il frontman del gruppo musicale conosciuto in tutto il mondo, gli U2 di Berlino, Paul David Hewson all’anagrafe, ed il bassista del medesimo gruppo musicale The Edge, altrimenti detto David Howell Evans. Entrambi i membri degli U2 sono noti attivisti politici schierati contro ogni conflitto ed estremismo politico. I due, giunti nella capitale ucraina, si sono diretti alla stazione metropolitana Khreschatyk dove si sono esibiti senza preavviso.

Arrivati alla suddetta fermata, sono scesi con l’esercito, per poi cantare “Stand by Ukraine”, presentando inoltre altri noti successi del gruppo, in particolar modo i testi che cantano la libertà e denunciano le oppressioni e le discriminazioni. Bono, durante lo spettacolo inatteso, ha inneggiato espressamente alla libertà per l’Ucraina ed alla sua lotta per l’indipendenza. Ha soprattutto parlato di pace in favore del Paese oppresso.

Le canzoni più note e forse più importanti del repertorio presentato dagli U2, che inneggiano a questi temi, sono state “Desire”, “With or without you” e “Sunday Bloody Sunday”. Bono ha acclamato a gran voce che la lotta ucraina non rappresenta solo la lotta per la libertà del Paese, bensì si svolge a nome della libertà di ogni popolo, ovunque oppresso. È il grido per tutti coloro che amano la libertà. Il cantante si era già schierato precedentemente a favore dell’Ucraina, anni addietro. Aveva non banalmente dedicato una poesia all’Ucraina. Nel 2018 si era già recato nella capitale ucraina rivolgendosi al pubblico nell’ambito del 15imo incontro annuale della Strategia Europea di Yalta.

 

VIVERE IN UN’ILLUSIONE

La Russia è cosciente, ma non vuole dimostrarlo, o ancora si illude di non crederci facendo uso di propaganda ed immagini illusorie, di stare attraversando una delle peggiori crisi economiche della sua storia. Le sanzioni che molti analisti ritengono inefficaci, nel medio-lungo termine possono invece dispiegare tutti i loro effetti. Nel frattempo, la Russia pare essersi adagiata in questo stato di restrizioni economiche imposte dall’Occidente. Il rublo, in risposta al crollo del 40% avvenuto dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, sarebbe poi rimbalzato a livelli precedenti.

La Banca Centrale russa del resto, da parte sua, aveva, per scopi tecnici volti a contenere il crollo, alzato i tassi d’interesse del 20%. Successivamente, ha applicato un lieve taglio degli interessi al 17% e al 14%, per ridare ossigeno entro i limiti ai sostentamenti economici. Per ironia della sorte, a causa della crisi geopolitica, la conseguente impennata dei prezzi di gas e petrolio non avrebbe svuotato le casse del Cremlino. Il tanto temuto default apparentemente prossimo non sarebbe affatto avvenuto: nelle principali città russe, dove si prevedeva uno scenario allarmante per l’economia e gli affari, ciò non si sarebbe verificato, o almeno sono circolate immagini di negozi e scaffali tutto fuorché vuoti.

 

Daniel Mateo Montalcini – a cura di Massimiliano Nespola


lunedì 9 maggio 2022

Le sfumature del conflitto

Poniamo alla vostra attenzione alcuni aspetti interessanti su cui si sofferma Daniel Mateo Montalcini, relativamente alla guerra russo - ucraina. Gli errori di Putin, la possibile soluzione tramite referendum e i passi da compiere, anche con delle rinunce, in vista di un accordo per il cessate il fuoco sono i punti posti oggi sotto la lente di ingrandimento dell'autore.

Editing di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


 

NESSUNO E’ PERFETTO

Putin sta realizzando di aver fatto qualche passo più lungo della gamba. La vicenda della Azovstal – l’acciaieria che le truppe russe sono state abili a conquistare, utilizzata come rifugio da parte della resistenza ucraina, attaccata e bombardata più volte per disarmare i difensori per poi ottenere accesso a Kiev – rappresenta l’emblema delle svariate contraddizioni, dei paradossi e degli errori compiuti da Putin. Le dinamiche del conflitto riportano a scene risalenti a 40 fa. Putin dovrebbe aggiornarsi pertanto, per non rimanere legato a vecchi schemi.

Le immagini riportate della commemorazione della vittoria contro i nazisti sono identiche, per stile e caratteristiche del messaggio, a 40 fa, malgrado la tv oggi sia di maggiore qualità. La mentalità non è cambiata affatto. Sono cambiati molto, nell’arco degli anni, la nomenclatura, i regimi, la tv a colori, le tecnologie sempre più avanzate, ma sembra emergere che è cambiato molto per poi non cambiare nulla. Basti solo osservare l’intervista tenutasi pochi giorni or sono a Lavrov su Rete 4: la dialettica è rimasta tale e quale. Affinché la Russia vinca, bisognerebbe tirare indietro le lancette dell’orologio a 40 anni fa.

 

LA GUERRA DEI VOTI AL REFERENDUM

Ogni guerra si vince anche grazie al dialogo e all’influenza popolare, benché oggi, nel sistema di interconnessioni globali, ogni vincitore risulti perdente nel momento stesso in cui giustifica la guerra, perché già dichiarandola parte con il piede sbagliato. Il celeberrimo economista Edward Luttwak, ospite al programma televisivo di informazione economica politica di Mediaset condotta da Paolo del Debbio e prodotta da Videonews (RTI), Dritto e Rovescio, ha commentato che il conflitto perdurante tra i russi e gli ucraini può giungere a conclusione appellandosi ad un referendum, come avvenuto nel 2014. Il conflitto altrimenti potrebbe dilungarsi a tempo indeterminato.

Le due aree maggiormente interessate sono Lugansk e Donetsk, rilevanti centri del Donbass. Se si arrivasse ad un referendum in queste zone e nel caso di vittoria elettorale russa, Putin sarebbe legittimato a dire di aver vinto, perché avrebbe diritto ad affermare che la popolazione è dalla sua parte. La possibile vittoria del referendum lo legittimerebbe a poter uscire dalla guerra che ha già mietuto vittime per entrambe le parti  e consistenti danni economici. Questa situazione si riflette inoltre sull’utilizzo delle armi inviate in difesa dell’Ucraina: non saranno sufficienti nel caso in cui il conflitto si prolunghi. Il protrarsi della guerra pertanto, a differenza di quanto sostenuto dagli analisti, a lungo andare potrebbe andare a vantaggio dei russi, a causa delle spese militari sostenute da parte dell’Occidente.

 

SACRIFICI PER UNA GIUSTA CAUSA

Secondo le ultime dichiarazioni, per raggiungere una tregua col fine di giungere a un cessate il fuoco definitivo, Zelensky parrebbe ora deciso a sacrificare la Crimea, illegittimamente conquistata nel 2014 dai russi e non ancora dichiarata terra russa dalle Nazioni Unite. Questa condizione si verificherebbe ovviamente a patto che gli invasori ritirino le loro truppe al di qua dei confini del 23 febbraio. Con il riconoscimento della Crimea in quanto russa da parte di Zelensky, si certificherebbe la vittoria del Presidente ucraino, altresì sancendo che l’Ucraina accetta una neutralità garantita.

In questi termini, pare scontato che Zelensky voglia preparare il suo popolo ad una vittoria apparentemente prossima, ma con dei sacrifici necessari, quali la privazione definitiva della Crimea. Le trattative per raggiungere la pace ad ogni modo includono il Donbass, territorio di cui l’Ucraina non vuole privarsi minimamente, pertanto la possibilità di una prosecuzione del conflitto, per conseguire il mantenimento di suddetta area contesa tra russi ed ucraini quale indissolubilmente territorio ucraino, appare un’opzione realistica.


Daniel Mateo Montalcini -  a cura di Massimiliano Nespola

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