sabato 7 maggio 2022

Conflitto russo-ucraino: come cambiano gli equilibri

Vi proponiamo un nuovo aggiornamento di Daniel Mateo Montalcini sugli sviluppi del conflitto. Oggi l'autore si sofferma sui suoi aspetti militari, diplomatici ed economici. Questo articolo spazia dall'analisi della strategia per la sicurezza dei cieli su cui si svolge la guerra, alla crisi che si sta innescando a causa dell'embargo al gas russo, passando per la strategia di negoziati che coinvolge direttamente Israele.

Editing a cura di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


COME STAR WARS

Con l’insorgere di nuove e più preoccupanti minacce, volte a provocare maggiori tensioni, e a fronte di messaggi propagandistici con cui si accresce il desiderio di dominio, si riscontra una preoccupante crescita del lato oscuro della forza: quella che reca in sé sogni di onnipotenza, misure spropositate, imperi indistruttibili. Georgie Lucas, nel fronte russo veste i panni di Darth Sidious, il Cavaliere Jedi oscuro e tirannico, abile a manipolare le menti. L’Impero si sta rafforzando mostrando l’arma capace di annientare in 106 secondi Berlino, in 200 secondi Parigi e contemporaneamente Londra. L’arma in dotazione dei russi è un missile supersonico a testata nucleare chiamato Sarmat, in grado di colpire fino ad un raggio di 18mila chilometri.

L’Europa dal canto suo sta predisponendo le sue difese, dispiegando a Berlino un sistema chiamato Arrow 3; come afferma il responsabile della sicurezza del CESI, professor Pierluigi Barberini, esso è in grado ampliare il raggio di difesa. In realtà, si tratta di un sistema di difesa israeliano. Per questo motivo il Governo tedesco pare aver già avviato contatti con Israele per provvedere a creare un sistema missilistico di difesa ancor più sofisticato. Il Generale dell’Aeronautica Militare, Leonardo Tricarico, ha però asserito che l’Europa è sempre stata carente di un vero sistema di difesa meritevole di tal nome, perché argomento sempre approcciato come un tabù.

Barberini e Tricarico si sono visti allineati sull’obiettivo di predisporre un sistema difensivo in grado di intercettare con certezza un missile balistico intercontinentale. Per rendere efficace questo genere di protezione, si dovrebbe programmare un lancio di ordigni in contemporanea. Nel caso in cui avvenisse un attacco nucleare sull’Europa, la NATO agirebbe subito assieme agli USA, contrattaccando. Per questo la NATO si sta occupando di sviluppare il Balistic Missile Defence, Bmd, al fine di difendersi dalla minaccia nucleare iraniana, che ora, a seguito dello sviluppo delle circostanze contingenti, necessita di essere riconsiderata alla luce dei nuovi sviluppi, come affermato da Barberini.

 

SERVONO POCHE PAROLE

Il nuovo incontro tra Putin e Bennett ha delineato in maniera chiara quale sia la strada per un prosieguo costruttivo dei colloqui, includendo Zelensky. Bennett da parte sua ha intenzione di lanciare messaggi molto chiari al suo Paese: Israele pare spinto dentro il conflitto russo-ucraino da forze esterne, dall’Occidente, che a causa delle sanzioni pare aver perso il ruolo di mediatore. Bennett deve riacquistare credibilità di fronte ad un’opinione pubblica che non lo vede deciso a prendere una posizione e ad assumere un ruolo decisivo tra la parti.

In relazione a ciò, è però vero che Bennett si è recato a Mosca ed a Berlino violando la sacralità del riposo del sabato, lo Shabbat, che prevede eccezioni quando l’obiettivo è quello di preservare vite umane. I colloqui tra i due riguardano soprattutto la questione siriana ed in secondo luogo il rilancio dell’accordo sul nucleare iraniano, meglio noto come il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPA). Le azioni militari messe in atto da Israele nel mese di Marzo lasciano trasparire l’esistenza di una strategia militare che si inserisce nel contesto di ciò che accade da Febbraio. Tra il 23-24 Febbraio infatti, Israele ha cagionato sei morti ed una ventina di feriti.

Per comprendere meglio quale sia il fulcro dei negoziati: Bennett ha preteso rassicurazioni da parte di Putin sulla presenza russa in Siria e in particolare sul fatto che la Russia non ostacolerà le sue azioni. La priorità di Israele in questo frangente è l’Iran più che l’Ucraina; ciò lascia intendere che Israele intravede la pericolosità che questo fronte rappresenta per la sicurezza nazionale israeliana.

 

LA CRISI SI AVVICINA

I numerosi talk show in televisione, dove si affrontano varie tematiche sulla questione del conflitto russo- ucraino, vedono schierarsi diversi protagonisti, ognuno offrendo le proprie analisi sui temi trattati e sugli aspetti politici, economici e sociali di questa guerra. Recentemente, Franco Bernabé è stato ospite ad Otto e Mezzo di Lilly Gruber. Il noto dirigente ed accademico italiano ha toccato argomenti riguardanti l’UE, ora più incline a quanto pare ad un graduale embargo del gas russo.

L’Ungheria di Orban tuttavia, come era del resto prevedibile, date le posizioni del leader di Budapest, ha posto un veto sul nuovo pacchetto di sanzioni sulla Russia per l’invasione dell’Ucraina, il che ha bloccato ogni trattativa e procedura. L’embargo è necessario per interrompere il flusso di risorse finanziarie che arrivano in Russia da parte dell’Europa.

Bernabé spiega pertanto che è necessario trovare una soluzione che porti all’autonomia rispetto alla dipendenza dalla vendita dei prodotti russi e che conduca alla riduzione dei costi di questi beni. Bernabé sostiene che dal 2021 il prezzo del gas è aumentato esponenzialmente di cinque volte rispetto al controvalore precedente e che questa dinamica genera un peso insostenibile per l’economia europea. Draghi stesso non ha perso occasione di far sentire la sua voce in modo tale che si ponga un tetto sui prezzi evitando ogni via altrimenti arbitraria.

Secondo Bernabé inoltre, purtroppo di gas non si può fare a meno. Il blocco delle forniture equivarrebbe all’interruzione dell’industria carraia e vetraia, oltre che alla cessazione dell’industria delle piastrelle e ceramiche. Un settore intero sarebbe destinato quindi alla morte, inclusa una parte dell’industria chimica. 

Il problema legato al prezzo di questa materia prima riguarda anche quello del gas Olandese TTF. In Europa vi è chi vende il gas naturale liquido a prezzo scontato, cercando di scontare altresì il costo del TTF. Bisogna trattare ora, quindi, con i prezzi del mercato olandese. Massimo Giannini, il direttore de La Stampa, ha rincarato la dose a questo riguardo, sostenendo che il mercato europeo è debole e che è facile che soccomba per le speculazioni.


Daniel Mateo Montalcini – a cura di Massimiliano Nespola


martedì 3 maggio 2022

L'allucinazione di Lavrov sulla Shoah

Per sensibilità e compartecipazione nei confronti della vicenda, il commento di oggi di Daniel Mateo Montalcini si sofferma sulle ineffabili affermazioni del ministro degli esteri russo, che ha accostato la figura di Zelensky a quelle di Hitler. In maniera del tutto aberrante, l'ideologia nazifascista è stata equiparata da Lavrov all'attuale politica di resistenza ucraina. Non c'è molto altro da aggiungere a questi fatti: parlano da sé e testimoniano la forte regressione sul piano dei valori, di rispetto del genere umano e dei diritti dell'uomo da parte della Russia di oggi.

Come sempre, Massimiliano Nespola si è occupato dell'editing del pezzo.

Buona lettura, con l'auspicio di poter contribuire a porre fine all'abominio in atto


PROPAGANDA E DEMAGOGIA DELIRANTE NEI CONFRONTI DELLA STORIA, DELLA CULTURA E DELLA TRAGEDIA DELLA SHOAH

Al giorno d’oggi, ancora avviene – con grande tristezza e la disapprovazione per chiunque abbia buonsenso, che conosca la Storia in tutti i suoi drammi – che le culture e le tradizioni siano troppo spesso stereotipate e derise. Ciò si verifica a causa dell’esistenza di preconcetti e di profonda ignoranza, derivanti dal fatto di non comprendere le vere basi dell’ebraismo e di tutto ciò che esso include. 

Mediaset, canale televisivo creazione di Berlusconi, con un palinsesto ampiamente commerciale e criticato per le posizioni politiche assunte in quanto proprietà di Berlusconi, recentemente ha dato spazio alle frasi deliranti di Lavrov.

Il Ministro degli Esteri russo ha usato per puri fini di slogan l’immagine di Zelensky, in quanto di religione ebraica, paragonandolo ad Hitler e additando quest’ultimo quale anch’egli ebreo. Con queste parole assolutamente false, Lavrov ha tentato di disinformare l’opinione pubblica, mettendo il popolo ucraino sullo stesso piano dell’ideologia nazifascista hitleriana. 

Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione di Mediaset, è stato l’artefice della scaletta del programma “Zona Bianca”, che ha incluso l’intervista a Lavrov trasmessa su Rete 4. Dopo i commenti sulle affermazioni del Ministro russo, il direttore generale si è pienamente schierato contro le accuse di filo putinismo, definendo le affermazioni di Lavrov pura propaganda dispersiva, folle e senza nessuna credibilità.


LA VERITA’ FALSIFICATA

Le oscenità pronunciate da Lavrov per screditare Zelensky in quanto di fede ebraica accostandolo a Hitler, asserendo che anch’egli fosse semita e che però avesse pianificato lo sterminio di tutto il popolo ebraico, in cui persero vita quasi 7 milioni di essi, hanno di certo fatto eco. Il dettaglio più grave a riguardo è il fatto che Lavrov sia assolutamente convinto della veridicità di quelle affermazioni al dir poco inaccettabili.

Con toni propagandistici, Lavrov ha proseguito indirizzando gravi minacce contro l’Italia, a cui ha rivolto delle critiche non leggere; ha asserito inoltre che vi saranno gravi conseguenze per il nostro Paese, considerato il sostegno offerto al popolo aggredito. 

Il Ministro degli Esteri russo, oltre a fare esternazioni politiche, ha dichiarato che la strategia militare sarà quella di continuare ad affiancare Putin nel suo piano di conquista dell’Ucraina, per poi indirizzarsi teoricamente verso la Moldavia ed altri Paesi indipendenti una volta satelliti dell’URSS.


Daniel Mateo Montalcini - a cura di Massimiliano Nespola

lunedì 2 maggio 2022

Le illusioni russe

Il punto di oggi a firma di Daniel Mateo Montalcini: sanzioni e aiuti militari stanno indebolendo la Russia. Mentre si attende il tanto temuto 9 maggio, giorno in cui Putin vorrebbe sferrare l'attacco finale a Kiev, sono allo studio nuovi provvedimenti per indebolire l'economia russa.

Come sempre, l'editing del pezzo è di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


COME FERMARE PUTIN

Si può osservare attualmente come il prezzo del petrolio abbia raggiunto livelli davvero esigui, a causa di una serie di fattori tra cui anche l’embargo nei confronti di questa materia prima, se proveniente dalla Russia. Aumentano quindi le difficoltà del paese aggressore, a seguito delle ulteriori restrizioni applicate nei suoi confronti. La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha infatti dichiarato che il nuovo pacchetto di sanzioni, che verrà applicato non più tardi della prossima settimana, colpirà il settore petrolifero, in particolare.

Di certo, è ancora da capire come verrano effettivamente applicate queste sanzioni: se attraverso un graduale phasing-out (eliminazione graduale, ndr), come del resto già si è proceduto per il carbone, o altrimenti tramite un divieto all’import di prodotti raffinati. Un’altra soluzione prevede l’eliminazione dal mercato del greggio russo.

Si considera altresì di applicare in alternativa sanzioni indirette su trader e logistica. Ultima opzione parrebbe essere l’inserimento di un dazio o di un tetto al prezzo. Tra le varie possibili strategie, quindi, secondo indiscrezioni sembra che sarà una tra quelle elencate ad entrare in azione. Il Governo tedesco infatti, attraverso il vice Cancelliere e ministro dell’Economia, Robert Habeck, ha annunciato che il Paese non vi applicherà il veto.

Intanto, secondo le sue ultime dichiarazioni, lo Tzar ha preannunciato una guerra totale per prendere Kiev, missione finora fallita grazie alla resistenza ucraina, oltre agli aiuti finora forniti dall’Occidente, con l’approvigionamento di armi e supporto logistico.

 

ANDARE AVANTI PER ANDARE INDIETRO

Le forze russe che volevano dimostrarsi efficaci e determinanti, alla fine si sgretolano come piccoli semi di grano. Nelle ultime settimane il tanto temuto avanzamento di queste truppe, soprattutto sul versante orientale, non ha registrato nessun riscontro significativo. Le forze russe non sembrano poter raggiungere l’obiettivo, in particolar modo, se si pensa alle conquiste alle quali puntavano lungo la striscia del Donbass.

Questo contesto di stallo si è venuto a determinare nonostante il ritiro delle stesse truppe dal fronte settentrionale, avvenuto nelle settimane passate, pertanto la scelta di concentrare uomini, strumenti e risorse solo su alcune direttrici offensive non ha avuto gli effetti sperati.

 

Daniel Mateo Montalcini -  a cura di Massimiliano Nespola


domenica 1 maggio 2022

Il conflitto e la recessione globale

Quadro economico globale in recessione: è questo l'effetto della guerra, sia in Russia che in Ucraina. Daniel Mateo Montalcini, oggi, Primo Maggio, pone però l'attenzione anche sul contrasto tra il valore simbolico della ricorrenza odierna e i danni incalcolabili che questo conflitto causerà al mondo del lavoro italiano.

Editing a cura di Massimiliano Nespola.

Buona lettura, buona Festa dei Lavoratori

 

SENZA VIA DI SCAMPO

“Senza via di scampo”, titolo di un famoso film con Clint Eastwood, rappresenta la fine che farà Putin, malgrado il conflitto possa essere tirato avanti per inerzia fin quando sarà inevitabile ammettere la sconfitta. Mosca continua ad attingere alle riserve domestiche, per evitare di ammettere che il terreno sotto i piedi è ormai crollato. Ad ogni modo una minima via d’uscita, usando un abile escamotage, potrebbe ancora essere trovata: un passo indietro potrebbe essere quello di ottenere credito attraverso le pretese russe di pagamento del gas in rubli.

Putin pare che abbia ceduto, pur nel dubbio se quella suesposta sia o meno una misura in suo favore per evitare un default finanziario. Secondo quanto riportato dalle fonti ministeriali, il Ministero degli Esteri ha effettuato un pagamento in dollari per cedole su eurobond in scadenza nel 2022 e nel 2042. I rispettivi importi, secondo il comunicato stampa del Governo, corrispondono a 564,8 milioni per il 2022 e di 84,4 milioni per il 2024; in questo frangente, ha fatto da tramite la Citybank di Londra.

 

DECISIONE STORICA

Secondo gli ultimi dati nazionali riportati, il 43,6% degli italiani pare che sia contrario all’invio delle armi. Lucio Caracciolo, direttore di Limes, è convinto che, nei prossimi due mesi, lo share dei cittadini contrari si amplierà fino a toccare il 50%. Questi dati sono stati riportati recentemente dal noto giornalista ospite di Lilly Gruber, in diretta, a Otto e Mezzo. Caracciolo in questa occasione ha evidenziato che la decisione di Putin di invadere l’Ucraina è uno strumento per conseguire la leadership anti-Occidente per antonomasia, acquisendo influenza fino a totalizzare la gestione delle aree comprendenti la Cina, l’India, mezza Africa, mezza America Latina – legata storicamente all’URSS dalla Seconda Guerra Mondiale ed in particolare dalla Guerra Fredda, politicamente, dal 1947. Un tale obiettivo è stato sempre simile, mutatis mutandis, a cominciare dalla Guerra di Corea, in cui USA e URSS si sono da subito schierati l’uno contro l’altro con l’utilizzo delle armi nucleari portate oltre oceano a Cuba, Paese contrario all’ideologia capitalista.

Anche qualche cittadino statunitense si dimostra contrario all’invio delle armi per opporsi all’egemonia USA. Il conflitto attuale in Ucraina pare che potrà cessare quando entrambe le parti in contrapposizione non avranno più niente da difendere o per cui lottare, e soprattutto quando le fonti monetarie verranno ad esaurirsi. A questo riguardo, l’opinione pubblica inizierà a considerare maggiormente aspetti di convenienza riguardo al prosieguo o alla cessazione del conflitto. La Guerra Ucraina non cesserà fin quando non si inizierà a parlare concretamente di come venirne fuori o di mettervi un freno, anziché proseguire in uno scontro interminabile.

A fronte dei reciproci scambi di accuse con Biden, che sostiene un isolamento della Russia, punita su tutti i fronti ed esclusa da ogni trattativa con le grandi potenze, Putin non accetterà mai la sconfitta se non sul campo. Pertanto, lo scenario che verrebbe a verificarsi comporterebbe una spesa di 20 miliardi in aiuti militari, prolungando la durata del conflitto e rendendolo più doloroso, nel centro dell’Europa.

 

IL PRESIDENTE CON LE TASCHE BUCATE

Putin ora deve far fronte, oltre alle perdite di civili, militari, a quelle sul territorio in varie aree che lui considerava facili da conquistare quali il Donbass, Kiev, che gli ha consacrato la sconfitta, Mariupol e non per ultima Odessa. La Corte dei Conti russa, pertanto un ente a lui non alieno, gli presenta prospettive per l’economia interna tutt’altro che rassicuranti. L’inflazione ha toccato il 20% ed il Pil sta affondando, mostrando un calo tra l’8,8 ed il 12,4%.

Guardando alla Storia, per poter meglio considerare l’eccesso al quale ci si trova di fronte, si può rinvenire una contrapposizione tra la durata il conflitto attuale, che prosegue lunghissimo, dopo due mesi ad alta intensità che seguono a sette precedenti anni, ed il conflitto tra l’URSS e la Finlandia che durò cento giorni, dal 30 novembre 1939 e al 12 marzo 1940. La guerra in Ucraina cambia drasticamente le prospettive economiche ed in termini di relazioni internazionali delinea una situazione che in molti non hanno inteso; in molti hanno infatti condannato l’introduzione delle sanzioni, in quanto non servirebbero a far capitolare Mosca, senza però considerare che uno scontro aperto avrebbe proporzioni inimmaginabili.

Per poter dare un quadro possibilmente più chiaro delle dinamiche finora intercorse sul campo di battaglia tra la Russia e l’Ucraina, un ruolo fondamentale lo impiegheranno nel medio e lungo termine gli apparati statali quali la Banca Centrale e la Corte dei Conti. Questi enti delineano prospettive economiche negative che, collocate nel contesto geopolitico, diventano drammatiche.

 

LA GUERRA OSTACOLA IL LAVORO

Rispetto al perdurante conflitto ucraino, che ormai prosegue ininterrottamente da due mesi ed in concomitanza con il 1° Maggio, festa dei lavoratori, il Segretario Generale Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, ha commentato che l’Italia, membro ufficiale della UE e della NATO, non può esimersi dal partecipare e portare supporto ad un Paese sotto attacco. Margiotta asserisce che tutti insieme bisogna favorire canali che portino ad un cessate il fuoco ed altresì spingere ad un ritiro nei propri confini.

La pace è un fine universale, che deve essere raggiunto ad ogni costo, con ogni mezzo possibile in quanto la guerra non supporta il genere umano. La guerra si presenta come ostacolo allo sviluppo ed al progresso ed ostacola in ogni forma il lavoro, ambito nel quale tutt’ora si delineano molti fronti aperti. 

Confsal, facendo un collegamento con il blocco commerciale e la privazione di diritti umani causati dalla guerra ucraina, coglie l’occasione del 1° Maggio quale ottima opportunità per ricordarsi di un Mezzogiorno sempre più distante dal Nord, delle opportunità lavorative per i giovani sempre più ristrette, che affievoliscono la dignità individuale, dei salari insufficienti per sostenere una vita degna e delle morti sul lavoro che proseguono e non favoriscono l’attuazione del Pnrr. Tutte queste contraddizioni pongono un ostacolo considerevole alla soddisfazione personale ed a prospettive migliori di lavoro; non da ultimo, l’impatto economico negativo della guerra testimonia di indici di fiducia in calo per tutto il mondo della produzione.


Daniel Mateo Montalcini -  a cura di Massimiliano Nespola

venerdì 29 aprile 2022

Il conflitto e la sua rappresentazione

Fin dove si spingerà questa guerra? Oggi Daniel Mateo Montalcini raccoglie a caldo una serie di fatti relativi alla possibile evoluzione della strategia russa e al connesso futuro dell'Ucraina. 

Ma non solo: è presente anche uno spaccato su un elemento essenziale di questo conflitto, cioè la sua rappresentazione mediatica veritiera. Quando il giornalismo è parzialmente libero oppure del tutto assoggettato al controllo di un regime, diventa più complicato non solo indagare dentro le notizie, quanto soprattutto fornire una illustrazione chiara, corretta e completa dei fatti.

Si tratta di un problema molto serio che non riguarda solo i giornalisti, ma la collettività. 

Con particolare coinvolgimento, Massimiliano Nespola si è occupato di effettuare la revisione del pezzo.

Buona lettura 


FRASI AD EFFETTO

Secondo quanto riportato dall’ex ambasciatore USA in Polonia, Consigliere di Obama e Trump, Daniel Fried, la Russia punterebbe ad allargare i propri confini ai territori dell’ex Unione Sovietica. Si vorrebbe espandere fino alla Moldavia, il che implicherebbe di mandare armi: in quel frangente, la Russia perderebbe. Secondo il Ministro degli Esteri russo Lavrov, la guerra nucleare pare ormai prossima e concreta e non sarebbe da sottovalutare. Questa analisi è stata presto smentita da Fried, il quale ha definito le esternazioni di Lavrov non altro che intimidatorie.

Non vi è da escludere che la Russia possa fare uso dell’opzione nucleare sull’Ucraina, ma tale teoria non può paralizzare l’Occidente con paure strumentali. L’ex ambasciatore sostiene che il supporto all’Ucraina debba essere continuo e proseguire con le sanzioni alla Russia, che con il tempo produrranno i loro effetti. Gli USA avevano avvertito la Russia di non iniziare una guerra che altrimenti avrebbe portato a conseguenze disastrose, ma Putin non ha voluto ascoltarli, macchiandosi altresì di gravissimi crimini di guerra. 

La Russia, secondo Fried, perderà. Il suo disegno di ristabilire quello che fu l’URSS è un progetto vano, soprattutto vista la resistenza ucraina. Lo stato aggredito, inoltre, si sta avviando sempre più verso un’evoluzione sociale in senso democratico, quindi sta sempre più prendendo le distanze dall’autoritarismo russo.


IL FUTURO DELL’UCRAINA

Dmitry Rodionov, Direttore del Centro di ricerche geopolitiche dell’Istituto di Sviluppo innovativo di Mosca, ha svolto uno studio per conto del Ministero della Difesa russo, secondo cui l’Ucraina meridionale deve rientrare sotto l’amministrazione e pertanto essere in futuro parte ufficiale della Russia, pur non sapendo tutt’ora attraverso quale modalità di annessione. La parte occidentale invece ritiene che debba essere lasciata al proprio destino. Se ne parla oggi in un’intervista sul “Corriere dell Sera” al suddetto studioso, realizzata dal giornalista Marco Imarisio.

Questa manovra non vieterebbe all’Ucraina di entrare nella NATO, bensì porterebbe alla creazione di uno spazio cuscinetto in difesa della Russia da eventuali attacchi occidentali. Nel prosieguo delle sue strategie, si rileva che Rodionov sostiene la necessità di creare un’Unione di Repubbliche popolari, o piuttosto una Repubblica ucraina interna alla Russia, oppure un’Ucraina federale. La decisione in merito va presa ad ogni modo dalla popolazione dei territori liberati. Per lui, ciò che conta è la riunificazione in un unico complesso economico e sociale. Bisognerà attendere che, anche con il passare del tempo, si chiarisca la situazione.


LIBERTA’ DI INFORMAZIONE A RISCHIO

La nota giornalista russa, Nadana Fridrikhson, lavora per Zvezda, tv russa che non è nient’altro che di proprietà del Ministero della Difesa russo. Sorge pertanto spontaneo chiedersi quale sia il livello di credibilità delle sue affermazioni riportate ad Otto e Mezzo, programma di informazione di La7 condotto dalla celeberrima giornalista Lilly Gruber, di cui Nadana è stata ospite. La conduttrice di Otto e Mezzo l’ha fortemente attaccata durante l’intervista, per la sua ovvia parzialità a favore del governo russo. Nadana ha rispettato i termini della censura chiesta da Mosca, non menzionando neppure il termine “guerra” per parlare di ciò che sta avvenendo in Ucraina da oltre due mesi, parteggiando palesemente a favore della propaganda putiniana.

Nadana ha sostenuto che la Russia non avrebbe affatto occupato il Donbass, bensì che ne approva l’autonomia dal governo ucraino di cui la regione fa parte. La giornalista russa ha proseguito sostenendo che l’intervento russo fungerebbe da protezione della popolazione locale, tra cui sono notoriamente presenti molti abitanti filorussi. Questa definizione è stata duramente criticata dalla Gruber, che le ha ribadito la sua opinione: Nadana ha un incarico giornalistico per conto di un canale informativo non indipendente. A seguito di ciò, Nadana è finita sotto il controllo della Vigilanza RAI e del Copasir, a seguito della sua recente ospitata a Cartabianca.

In sua difesa e per non innescare dibattiti televisivi e successivamente discussioni  sui media, è intervenuta Bianca Berlinguer, nota voce e firma del giornalismo nazionale (nonché figlia del leader del PCI, Enrico Berlinguer), che ha subito spento tutti i fuochi accesi, sostenendo che la collega russa segnalata per il fatto di lavorare per un TG non indipendente, avrebbe già partecipato a numerose trasmissioni su altre reti nazionali, precedenti a Cartabianca.


Daniel Mateo Montalcini - a cura di Massimiliano Nespola

giovedì 28 aprile 2022

Panoramiche dal conflitto

Oggi il punto di Daniel Mateo Montalcini si concentra principalmente su due aspetti: la ripresa del dialogo tra USA e Russia, che ha portato al reciproco rilascio di detenuti dei rispettivi paesi, e lo stato di salute di Putin. Una curiosità: una sorte simile a quella che si ipotizza per lo Zar, cioè di essersi ammalato di Parkinson, lo accomuna tragicamente a un altro feroce, sanguinaria e disumana figura della Storia: quella di Adolf Hitler.

Con queste pillole di conoscenza, ci auguriamo di poter contribuire, su scala infinitesima, alla denuncia dei crimini in atto e alla possibilità che mai più ritorni tutto questo orrore.

Revisione del pezzo a cura di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


SPY GAMES

Dal momento in cui sono ripresi i contatti tra gli USA e la Russia, i discorsi non si sono incentrati solamente sulla guerra. L’oggetto in questione ora è anche lo scambio di prigionieri. Ieri, 27 Aprile, l’ex Marine americano Trevor Reed è stato rilasciato da Mosca dopo due anni. Il suo rilascio è avvenuto al termine di un lungo negoziato, che ha visto la controparte ottenere la liberazione del pilota russo Konstantin Yaroshenko. Tale scambio potrebbe allentare la rigidità del Presidente Joe Biden, che tutt’ora definisce quella in Ucraina “un’aggressione ingiustificata della Russia”.

Reed è un ex soldato che venne arrestato nel 2019 per aver aggredito due poliziotti mentre si presentava in stato di ubriachezza. I genitori di Reed, Paula e Joey, hanno pregato per mesi il Presidente Biden di esercitare maggiore pressione per il rilascio del figlio, fino a quando sono stati ricevuti alla Casa Bianca. Ora Trevor può tornare a casa con grande felicità dei suoi cari, così come il detenuto russo Yaroshenko. Quest’ultimo era stato arrestato per traffico di droga e condannato a 20 anni, nel 2011. Riguardo allo scambio e al conseguente rilascio dei prigionieri, Joe Biden ha ammesso che le decisioni prese per portare avanti le trattative sono state molto ardue. I principali fautori del successo sono stati l’inviato Roger Carstens e l’ambasciatore degli USA in Russia John Sullivan, che hanno lavorato instancabilmente per raggiungere gli obiettivi.

Ciò nonostante, la riapertura dei dialoghi tra le due potenze per il rilascio dei due prigionieri non può tradursi automaticamente in un avvio della conclusione del conflitto in Ucraina. Del resto le trattative svoltesi per lo scambio dei prigionieri erano strettamente limitate a questo fine. I dialoghi tra le due potenze per il cessate il fuoco prevedono invece numerosi e complessi punti di discussione. Nel frattempo, grazie ad una lieve e apparente riapertura del dialogo, il Segretario di Stato USA, Anthony Blinken, non si è fatto sfuggire l’occasione per richiedere il rilascio di Paul Whelan, arrestato a Mosca nel 2018 con l’accusa di spionaggio.


LE FRAGILITA’ DELL’UOMO DI FERRO

Le immagini di Putin quale leader indistruttibile, fiero e sicuro del suo progetto di espansionismo oltre i confini russi e la sua presunta fermezza a scopi propagandistici durante i colloqui dal video o tramite video con gli altri leaders mondiali, nascondono delle fragilità che appaiono sempre più evidenti. Un video che risale a fine febbraio, ossia ad una settimana circa dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina e dei successivi scontri, riporta immagini di Putin che compie gesti del corpo palesemente incerti.

Durante l’incontro con il suo omologo bielorusso Lukashenko, si può notare che i movimenti del leader russo sono meccanici: il tremolio della mano o – non meno importante – delle gambe. Analoghi sintomi li si ricordano in Hitler: alcuni dettagli sul dittatore nazista riportati da Dagopsia riportano che lui celava evidenti prove del Parkinson di cui ormai soffriva nascondendo le mani dietro la schiena.

Nell’immagine dell’incontro con Lukashenko, si può notare come la mano di Putin nascosta da un sorriso compia un movimento non comune e che la stessa tremi nervosamente. Nel prosieguo del video si vede il Presidente russo seduto. Nel momento in cui afferra il braccio della sedia, lo si vede compiere movimenti inusuali con il piede e con la gamba. Si inizia a sospettare con sempre più convincimento che Putin soffra di Parkinson, come già era successo per Hitler. Le immagini successive che riportano dell’incontro dello Zar col suo ministro della difesa Shoigu attestano senza ombra di dubbio lo stato di salute di Putin, ancorato con una mano al tavolo per lunghi minuti; ciò servirebbe a nascondere, secondo quanto si può sospettare, un sintomo alla base del tremolio. Proprio quest’ultimo video è la prova più evidente del malore galoppante di Putin.


Daniel Mateo Montalcini - a cura di Massimiliano Nespola

mercoledì 27 aprile 2022

L'inverno che ci aspetta

Ecco nuovi interessanti spunti di Daniel Mateo Montalcini, aggiornati alla giornata di oggi e relativi al cambio di strategia in corso, riguardo al conflitto russo - ucraino. L'autore pone inoltre all'attenzione altri aspetti delicati, quali il riemergere di tensioni anche nell'area dei Balcani e, fatto non meno importante, lo sguardo preoccupato al prossimo autunno, momento in cui più si potranno sentire gli effetti economici del conflitto, anche in relazione alla sua evoluzione. 

L'editing del pezzo è di Massimiliano Nespola.

Buona lettura


LA BOMBA AD OROLOGERIA, DOPO L’ESTATE

A causa del conflitto russo-ucraino, che ancora non vede sbocchi chiari né nel breve né nel medio termine, si avanzano previsioni tutt’altro che rassicuranti per il prossimo autunno. Le tensioni in Europa mettono in risalto le contraddizioni dell’Occidente nei confronti di questa guerra. A partire da Bruxelles, guardando poi a tutte le altre capitali europee, si può notare come alcuni leaders rimangano passivi in merito all’approccio ed alle strategie da attuare in difesa dell’Ucraina, spingendo il Vecchio Continente verso un baratro. Si prevedono perciò tempi ancora più bui nel periodo autunnale, a fronte delle sanzioni e delle contromisure che Mosca potrebbe adottare, preparando una tempesta perfetta, che si tramuterebbe in un mix micidiale nei settori energetico, alimentare, inflazionistico, a cui si aggiunga pure una sopravvenuta carenza di materie prime.

Le nubi non si addensano purtroppo solo sull’Ucraina che funge da crocevia tra l’Europa, l’Occidente e la Russia. Si addensano anche sui Balcani, già teatro negli anni ‘90 di conflitti spietati per la separazione delle regioni slave dopo la morte di Tito, per farle diventare Stati autonomi quali la Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia e per ultima la Macedonia; guardando all’attuale configurazione europea, appare qui opportuno ricordare che una parte di essa – patria di nascita di Alessandro Magno, anche questo un dato importante – era collegata alla Grecia.

Gli accordi di Dayton del ’95, siglati per porre fine ai conflitti per l’indipendenza politica di quelle regioni, sono stati ritenuti molto fragili. In queste aree si può constatare ora il riaffiorare di sentimenti nazionalisti: vi sono forti influenze culturali musulmane, in particolare, in Bosnia, ma pure in Croazia, quest’ultima caratterizzata da un’identità poco flessibile e con un imprinting molto rigido contro le popolazioni cristiano-ortodosse all’interno degli stessi confini e delle regioni limitrofe. Le prospettive di un avvicinamento all’Europa di queste regioni appaiono nuovamente delicate, soprattutto a causa di un improvviso incremento dell’influenza russa sulla Serbia, con seguito della Cina benché Pechino possa trovarsi ancora distante da Belgrado. Si rischia che vecchie tensioni etniche che si consideravano superate possano ora riemergere.


L’IMPREVEDIBILITA’ DELLE GUERRE

Pur non conoscendo ancora nei dettagli le strategie russe future in merito agli attacchi all’Ucraina per la conquista ed il controllo del Paese in ostaggio, sembra chiaro che Putin ha intenzione di cambiare strategia. Dal controllo del Paese, che era la prima fase del suo piano, ora lo Tzar sembra puntare sulla questione territoriale.

Secondo quanto riportato da Carolina de Stefano, docente di Storia e Politica russa presso la LUISS, la Russia ora si sta adeguando alle situazioni altalenanti. La tesi della ricercatrice è sostenuta dal Generale Vincenzo Camporini. Entrambi si aspettavano che, a seguito della liberazione di Kiev, le forze armate russe lanciassero una controffensiva devastante in Donbass. Questa dinamica sarebbe stata preceduta da una tempesta di fuoco accompagnata dall’artiglieria pesante e da missili. Queste attività sembra che si siano rafforzate, ma sul territorio, secondo quanto riportato da Camporini, non è cambiato praticamente nulla. Se così fosse, si può supporre che Putin non abbia intenzione di spingersi fino in fondo, il che potrebbe dare adito a notizie positive relative ad un’intenzione di ripresa dei dialoghi. Oppure, questa potrebbe essere una strategia per mettere alla prova le capacità militari russe. Rimaniamo in attesa di come potrebbero ulteriormente svilupparsi le strategie.


COSA PUO’ TEMERE ORA IL CREMLINO?

Benché, per correttezza, bisogni sempre analizzare le fonti per verificare la loro credibilità e capire quali interessi sottostanti possano esservi dietro la diffusione di una determinata notizia, pare che Mosca rischi boicottaggi, blocchi e misteriosi incendi a depositi e basi militari. Represso il dissenso pubblico, la Russia scopre le azioni clandestine. Come riporta oggi “La Stampa”: “Fucili a canne mozze, bottiglie Molotov, droga e siringhe, pistole, letteratura estremista, passaporti ucraini falsi, t-shirt metallare, santini di Hitler e dischi con il videogame The Sims: questo è il kit dell'infiltrato sovversivo che vuole seminare terrore in Russia per ordine dei servizi segreti di Kiev. La televisione russa mostra nei dettagli gli arresti di improbabili personaggi che vengono buttati giù dal letto in mutande dalle teste di cuoio dell’Fsb, per poi «confessare» davanti alla telecamera di aver progettato atti terroristici: incendiare automobili con gli adesivi in sostegno della «operazione militare speciale» in Ucraina e uccidere i propagandisti della tv di Stato”.

Si tratterebbe quindi di una strategia di comunicazione orchestrata dai media russi per screditare la posizione dell’Ucraina e il fronte internazionale intervenuto a suo supporto. La televisione russa fa uso demagogico dei media, questo è noto a tutti, e c’è ragione di ritenere che non si smentisca anche questa volta.


Daniel Mateo Montalcini - a cura di Massimiliano Nespola

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